Tempo fa, l’Università di Varese mi ha invitato come ospite a una conferenza sulla Internazionalizzazione del lusso. Da comunicatore e giornalista, prima di iniziare a esporre dati e considerazioni, ho interrogato la platea di ragazzi venuti ad ascoltare. Volevo capire quali fossero le loro nozioni sulla moda; cosa li interessasse maggiormente; quali fossero le loro fonti d’informazione sul lusso. Davanti a me circa 200 ragazzi, in ugual numero donne e uomini con una età di circa 21 anni. Tranne qualche eccezione, erano tutti iscritti al primo anno di economia.
La prima domanda era volta a capire quanti di loro utilizzassero ancora le riviste cartacee per tenersi informati su moda e costume. Anche solo per piacere personale. Nessuno dei presenti aveva acquistato un periodico di moda/costume nei tre mesi a ridosso della conferenza. Il passo successivo era capire quanti si rivolgessero almeno ai siti internet di maggior rilievo in ambito moda, sia femminile che maschile. Quattro ragazze timidamente avevano alzato la mano. Avevano consultato il sito di un famoso settimanale generalista per cui anch’io fortunatamente scrivo. Ma rappresentavano il 2% della mia platea. Un pugno nello stomaco. Un dolore, aggravato da una domanda da parte del pubblico: «Allo stato di fatto, pensa di cambiare lavoro?»
E qui sta il punto. Indipendentemente dal perché le giovani leve non leggano più riviste cartacee, noi giornalisti o, più in generale, noi comunicatori abbiamo dato per scontato che dall’altra parte ci stessero ascoltando. «Noi siamo la stampa ed è scontato che tutti abbiano bisogno di noi per essere informati» potrebbe dire qualche giornalista preso da snobismo compulsivo. Fortunatamente il marketing si è evoluto anche nel settore dell’editoria e diverse testate, da allora, stanno recuperando terreno. Come?
Una delle riviste cartacee e web per cui scrivo, da anni, organizza dei festival sia in presenza che online per vedere in faccia il proprio pubblico e capire da lui che cosa veramente è ritenuto interessante. Sulla base dei feedback, ha creato nuove rubriche. Ha abbracciato i social media e i podcast. L’idea è stata quella di allargare la presenza sulle diverse piattaforme messe a disposizione dal digitale per arricchire l’offerta e allo stesso tempo esserne arricchiti. Solo interpellando chi dovrebbe ascoltarci ci permette di avere il polso della situazione e di studiare una serie di strategie per stare in loro stretta connessione.
E tu? Ogni brand dovrebbe avere dialogo continuo con il proprio target e soprattutto non darlo mai per scontato. Per capire quanto il tuo brand sfrutta il suo potenziale investi qualche minuto del tuo tempo nel compilare il ROI Test. Scopri di cosa si tratta. Non è un esame, ma potrebbe darti molte soddisfazioni

